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Luca Dan Șerbănați nei primi anni Settanta
Luca Dan Șerbănați all'ultima lezione del quinto anno, aprile 1989

Luca Dan Șerbănați

Professore emerito alla Politehnica di Bucarest

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Dati bibliografici

Autore: Luca Dan Șerbănați
Anno: 2012
Tipologia: Capitolo di libro (testo originale in italiano)
In: Dall’informatica medica alla sanità elettronica: Lezioni dal passato e prospettive per il futuro. In ricordo di Riccardo Maceratini
Curatori: F. L. Ricci, D. M. Pisanelli, F. Sicurello
Editore: Edisef

Citazione: Șerbănați, L. D. (2012), «Il ruolo dei paradigmi nell’evoluzione dei sistemi sanitari», nel volume curato da F. L. Ricci, D. M. Pisanelli e F. Sicurello, Edisef.

Figure originali (clic per ingrandire)

Contributo scientifico

Il contributo del capitolo è soprattutto concettuale e di sintesi: mostra come i paradigmi strutturanti dell’ingegneria dei sistemi possano contribuire alla comprensione delle trasformazioni della sanità e argomenta due direzioni per progettare i sistemi futuri.

Dettagli (clic per espandere)
  • Confronto tra i metamodelli dei processi organizzativi e HL7 v3 RIM.
  • Chiarimento delle differenze tra EHR, PHR e VHR.
  • Argomenti a favore dell’impiego di agenti software nelle infrastrutture sanitarie distribuite.
  • Concettualizzazione dell’ecosistema digitale della salute come infrastruttura cooperativa e adattabile.

Descrizione approfondita (sezione per sezione)

1. Contesto e interrogativo centrale

Il capitolo prende le mosse dalle pressioni dovute ai costi, ai cambiamenti demografici e alle attese sulla qualità dell’assistenza. Si chiede se i metodi di riorganizzazione e modellazione delle imprese possano essere trasferiti ai sistemi sanitari senza adattamenti. La risposta è articolata: i paradigmi possono circolare tra domini, ma assumono significati nuovi quando vengono applicati alla sanità.

2. Significato di “paradigma” e ruolo nella modellazione

Un paradigma è definito come modello di riferimento fondato su un modo di pensare e su un sistema di valori che influenzano il modo in cui descriviamo e trasformiamo la realtà. L’autore lo considera sia uno strumento intellettuale per interpretare i sistemi esistenti, sia una guida alla loro progettazione. Questa definizione giustifica l’uso di metamodelli comuni per confrontare domini diversi.

3. Paradigmi organizzativi e rapporto con HL7

La Fig. 1 rappresenta un metamodello dell’attività organizzativa: gli agenti svolgono attività, utilizzano strumenti e trasformano oggetti. Il capitolo illustra questo schema come astrazione dei processi organizzativi, utile anche per modellare attività sanitarie. Il confronto con la Fig. 2 — il metamodello HL7 v3 RIM — è essenziale: Act, Entity, Role, Participation e le relazioni fra questi concetti offrono un’altra modalità di descrizione del dominio. L’autore rileva inoltre la possibilità di un trasferimento inverso, dalla modellazione sanitaria all’ingegneria dei sistemi.

4. Cambiamenti di paradigma nei servizi sanitari

Il capitolo passa in rassegna trasformazioni che non riguardano soltanto il software: centralità del paziente, passaggio dall’assistenza episodica alla continuità delle cure, decentramento e personalizzazione dei servizi. È importante non confondere la descrizione di queste tendenze organizzative con la validazione tecnica di un’architettura informatica.

5. Paradigmi delle cartelle sanitarie elettroniche: EHR, PHR e VHR

La parte dedicata alla sanità elettronica distingue la registrazione elettronica all’interno di un’organizzazione, l’Electronic Health Record longitudinale e il Personal Health Record controllato dal paziente. La Fig. 3 illustra l’EHR, mentre la Fig. 4 rappresenta il VHR. Nella definizione proposta dal capitolo, il VHR non è soltanto un archivio documentale: raccoglie e integra dati contestuali, segnala eventi, sostiene il monitoraggio dei processi di cura e offre servizi alle applicazioni autorizzate. LuMiR è citato come esempio di questa concezione; qui non vanno introdotti dettagli realizzativi presenti soltanto in altre pubblicazioni su LuMiR.

6. Il paradigma dei sistemi multiagente

La prima delle due prospettive future consiste nel rappresentare attori e applicazioni sanitarie mediante agenti software autonomi e cooperanti. Il capitolo elenca proprietà come autonomia, socialità, proattività, mobilità e reattività, quindi argomenta l’utilità degli agenti per il coordinamento, l’accesso a informazioni distribuite, l’interoperabilità semantica e la riduzione della dipendenza da un unico centro. Vengono descritti possibili ruoli degli agenti dei pazienti, dei fornitori di cure, dei dispositivi e delle organizzazioni. Si tratta di un’argomentazione architetturale e prospettica, non di un rapporto di validazione sperimentale.

7. Il paradigma dell’ecosistema digitale della salute

La seconda prospettiva descrive la sanità come un ecosistema formato da fornitori, pazienti, organizzazioni, istituzioni e ambiente socioeconomico. L’ecosistema digitale associato (DHE) è l’infrastruttura informatica capace di organizzare risorse informative e conoscitive distribuite. La Fig. 5 presenta il rapporto fra i due ecosistemi. Il capitolo immagina ecosistemi digitali locali che conservano la propria identità e collaborano su scala più ampia, insieme a meccanismi di auto-organizzazione e adattamento. Questi elementi vanno presentati espressamente come orientamenti di ricerca formulati nel 2012.

8. Conclusioni e collocazione del capitolo nella ricerca

La conclusione del capitolo è metodologica: il paradigma scelto influenza le domande che poniamo, le architetture che concepiamo e le soluzioni che riteniamo possibili. Nell’evoluzione della ricerca dell’autore, il testo ha una funzione di sintesi: collega modellazione concettuale e ingegneria del software all’informatizzazione dei servizi sanitari e presenta esplicitamente le due prospettive, sistemi multiagente ed ecosistema digitale. Non attribuisce a questi paradigmi risultati clinici che non siano riportati nel capitolo.

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