IFIP Working Conference on Design Theory for CAD, Tokyo, 1–3 ottobre 1985.
Questo articolo segna per me una soglia: l’uscita dal registro puramente teorico della “modellazione della progettazione” e l’ingresso in una proposta di sistema — un laboratorio CAD/CAM capace di sostenere concretamente lo sviluppo dei programmi.
Il punto di partenza è un’osservazione ricorrente dell’epoca: la complessità del software cominciava a superare i limiti di un controllo intuitivo. Di conseguenza, la progettazione doveva essere elevata allo statuto di attività ingegneristica, con oggetti di lavoro espliciti, trasformazioni controllate e criteri di verifica.
La proposta si appoggia su un modello formale della progettazione, con raffinamenti successivi e “forme intermedie” che fissano lo stato del progetto tra specifica e implementazione. Allo stesso tempo, l’articolo riconosce esplicitamente che il formalismo non copre tutto: da qui l’idea di un’estensione tramite tecniche di ingegneria della conoscenza, là dove il processo richiede regole euristiche, non solo regole calcolabili.
Nella sequenza del decennio, Tokyo 1985 prepara il terreno per INTERFORM: il passaggio da “metodo come modello” a “metodo strumentato”, cioè a un ambiente in cui la progettazione diventa un percorso assistito da strumenti, non solo una disciplina descritta in un testo.