Luca Dan Șerbănați all'esame di maturità, 1961
Luca Dan Șerbănați nei primi anni Settanta
Luca Dan Șerbănați all'ultima lezione del quinto anno, aprile 1989

Luca Dan Șerbănați

Professore emerito alla Politehnica di Bucarest

Ricerca, insegnamento, industria e memorie

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Luca Dan Șerbănați a Venezia, 1990
Luca Dan Șerbănați a New York, 2005
Luca Dan Șerbănați

L’inizio della collaborazione

Victor Rențea non era stato mio studente. Proveniva dalla Facoltà di Automatica e Calcolatori, specializzazione Calcolatori, dove aveva acquisito una solida formazione. Non ricordo più esattamente perché si rivolse proprio a me, sebbene nella sua facoltà vi fossero numerosi relatori di dottorato. È possibile che la sua scelta fosse collegata anche al fatto che io ero già decisamente orientato verso un’area tecnologica che allora la sua facoltà rappresentava ancora piuttosto debolmente: Java, J2EE, design pattern, architetture software e, più in generale, un modo di concepire i sistemi software più vicino alla loro moderna costruzione ingegneristica.

Victor era un giovane ben preparato, intelligente, desideroso di conoscere quanto più possibile del settore che lo interessava. A quel tempo i miei corsi erano, sotto molti aspetti, a un livello superiore rispetto a ciò che aveva incontrato fino ad allora. Non credo abbia mai riconosciuto esplicitamente questa distanza, ma è significativo che in seguito si sia dedicato proprio alle tecnologie e ai temi presenti in abbondanza nei miei corsi: Java enterprise, architetture, pattern e progettazione pulita dei sistemi. Guardando indietro, il cammino dal giovane di allora al trainer molto visibile e sicuro di sé di oggi è davvero un cammino lungo.

Il tema della tesi fu formulato da me, ed egli lo accettò. Da qui iniziò il suo vero apprendistato dottorale, perché dovette informarsi seriamente su tutto ciò che avevo già fatto nell’e-health: contesto del paziente, prevenzione, cambiamento del comportamento, EHR, standard HL7, modellazione concettuale e ruolo dei sistemi intelligenti nel sostegno della salute. Possedeva il bagaglio informatico necessario, ma il terreno della tesi era più ampio e complesso della semplice tecnologia.

La tesi di dottorato

Tesi: Contribuții la proiectarea unui sistem inteligent de suport al prevenției bolilor și al promovării sănătății
Contributions to the design of an intelligent support system for disease prevention and health promotion

La tesi di Victor Rențea parte dalla constatazione che i sistemi sanitari affrontano una profonda difficoltà strutturale: l’aumento delle malattie croniche, l’invecchiamento della popolazione, i costi crescenti della medicina curativa e l’efficacia limitata di un approccio esclusivamente reattivo. In questo contesto, la prevenzione e la promozione della salute diventano non soltanto un’aggiunta utile alla medicina classica, ma una direzione strategica per riorganizzare il rapporto tra individuo, medico e sistema sanitario.

La struttura della tesi è più solida di quanto appaia a una prima lettura. Dopo il capitolo introduttivo dedicato alla prevenzione, alla promozione della salute e al cambiamento del comportamento, segue un capitolo sulle tecnologie rilevanti per l’e-health — HL7, EHR, valutazione dei rischi e sistemi multi-agente. Il nucleo del lavoro si sposta quindi nei capitoli 3 e 4: modellazione del sistema di prevenzione, definizione del Prevention Assistant System e sua progettazione come sistema multi-agente. Infine, la tesi non rimane soltanto al livello del modello, ma giunge fino al prototipo e all’esperimento.

Dal mio punto di vista, una delle idee più fertili della tesi è il trattamento della prevenzione come processo cibernetico con retroazione. Victor parte dalla relazione classica tra medico e paziente e propone l’aggiunta di un secondo ciclo intorno all’individuo, nel quale un sistema software segue dati rilevanti, stima i rischi e cerca di orientare il comportamento verso condotte più sane. In questo modo, la prevenzione esce dalla zona delle raccomandazioni generali ed entra in un regime di monitoraggio, reazione e assistenza continua.

La seconda grande direzione della tesi è la modellazione dell’informazione necessaria alla prevenzione. Victor non si accontenta dei dati medici tradizionali contenuti in un fascicolo elettronico, ma cerca di individuare i determinanti della salute rilevanti per la prevenzione e di organizzarli in una propria ontologia. Su questa base introduce il Virtual Individual Model, concepito come estensione complementare dell’EHR, capace di includere il profilo della persona, i fattori di rischio, i comportamenti, le preferenze, l’attività fisica, il sonno e altri elementi utili per gli interventi preventivi.

Il nucleo architetturale del lavoro è tuttavia il Prevention Assistant System, concepito come sistema multi-agente. Qui si vedono molto bene sia la sua formazione informatica sia l’influenza delle mie direzioni di ricerca. Il sistema è organizzato come un’équipe virtuale di prevenzione intorno all’individuo, con ruoli distinti: monitoraggio dei parametri, valutazione dei rischi, costruzione e controllo delle iniziative di promozione della salute e sostegno del cambiamento comportamentale. La nozione di Prevention Virtual Team è una delle componenti più interessanti della tesi, perché collega la modellazione concettuale a un’architettura software coerente.

Un altro merito della tesi consiste nel tentativo di collegare questa architettura all’infrastruttura medica reale, non a un’applicazione isolata. Per questo Victor discute esplicitamente gli standard HL7, la Clinical Document Architecture e l’estensione dell’EHR orientata alla prevenzione. Questa scelta conferisce consistenza ingegneristica all’intera costruzione e la avvicina al mondo dei sistemi medici interoperabili, che interessava direttamente anche me.

Infine, la tesi possiede anche una significativa componente sperimentale. Il prototipo implementato e l’esperimento realizzato non risolvono tutti i problemi né chiudono definitivamente la ricerca, ma mostrano che le idee proposte non rimangono a un livello puramente teorico. Inoltre, le conclusioni dell’esperimento sono interessanti proprio per il loro realismo: il sistema appare utile, ma il cambiamento del comportamento rimane estremamente difficile, confermando che la prevenzione non può essere ridotta alla semplice trasmissione di messaggi, ma richiede un’interazione più ricca e meglio regolata.

Le idee centrali della tesi

La prevenzione come sistema cibernetico

Una delle idee più interessanti della tesi è il trattamento della prevenzione entro un modello cibernetico con retroazione. Victor parte dall’idea del controllo classico esercitato dal medico sullo stato del paziente e aggiunge un secondo ciclo, nel quale un sistema intelligente segue il comportamento dell’individuo e interviene per orientarlo verso condotte più sane. È uno schema elegante e fertile, perché sposta la prevenzione dalla zona dei consigli generali a quella di un processo monitorato e assistito.

Il cambiamento del comportamento e la personalità dell’individuo

La tesi attribuisce grande importanza al comportamento umano, considerato un elemento decisivo nella prevenzione. Victor discute diversi modelli di cambiamento comportamentale e si concentra infine sul TTM (Trans-Theoretical Model), con i suoi sei stadi. Inoltre, cerca di correlare il processo di cambiamento alla tipologia di personalità, utilizzando l’MBTI. Qui si vede il tentativo di costruire una prevenzione più personalizzata e di non trattare l’individuo soltanto come un portatore astratto di rischi.

La modellazione concettuale della prevenzione

Un contributo consistente della tesi si trova nell’area della modellazione. Victor cerca di definire una tassonomia e un’ontologia della prevenzione, di individuare i tipi di dati rilevanti per essa e di costruire un modello virtuale dell’individuo. Questo modello riunisce informazioni sul profilo personale, sui fattori di rischio, sui comportamenti, sulle preferenze, sull’attività fisica, sul sonno e sullo stato mentale. Dal mio punto di vista, qui la tesi presenta una delle sue migliori intuizioni, anche se questa parte avrebbe forse meritato uno sviluppo ancora maggiore.

Il Prevention Assistant System e il paradigma multi-agente

Il nucleo architetturale della tesi è il Prevention Assistant System, concepito come sistema multi-agente. L’idea è che agenti differenti svolgano ruoli distinti nel sostegno della prevenzione: valutazione dei rischi, costruzione dei piani di promozione della salute, monitoraggio dei progressi e interazione con l’individuo. Il sistema è concepito come un’équipe virtuale di prevenzione, costruita sul principio della virtualizzazione di attori e funzioni del mondo reale.

Qui si vede molto bene il profilo dell’informatico formato in Automatica e orientato verso le architetture. Victor riesce a collegare la modellazione concettuale a un’architettura software ben articolata, utilizzando in modo pertinente i sistemi multi-agente e la metodologia Gaia.

EHR, HL7 e sezioni per la prevenzione

Un’altra linea interessante della tesi è il tentativo di integrare la prevenzione nell’infrastruttura informativa medica esistente. Invece di trattarla come un’applicazione isolata, Victor cerca di estendere il fascicolo sanitario elettronico con sezioni specifiche per la prevenzione e di usare meccanismi conformi agli standard HL7-CDA. È una direzione importante, perché conferisce consistenza ingegneristica all’idea e la sottrae alla zona delle applicazioni dimostrative prive di collegamento con l’ecosistema medico reale.

Lavori associati al periodo della tesi

Intorno alla tesi di Victor si sono raccolti quattro articoli di conferenza peer-reviewed, tre dei quali, come avevo osservato anche nel mio giudizio, erano ISI. Questi lavori riflettono abbastanza bene le principali direzioni della sua ricerca dottorale: l’architettura di un sistema di prevenzione, la valutazione del rischio e la modellazione del cambiamento comportamentale.

Tra questi lavori, il primo, del quale fui anch’io coautore, stabilisce il quadro concettuale iniziale di un sistema di prevenzione ispirato all’ingegneria del software e rimane, a mio avviso, uno dei contributi più rappresentativi dell’inizio della ricerca. L’articolo sulla valutazione del rischio a partire da dati radi completa bene questa direzione, anche se il modello di risk assessment della tesi rimase, a mio parere, insufficientemente valorizzato.

Nel complesso, le pubblicazioni riflettono bene la posta in gioco del dottorato, anche se il tema avrebbe meritato una circolazione ancora più ampia nella comunità scientifica. Victor possedeva le conoscenze informatiche necessarie per dare a questa ricerca una maggiore visibilità internazionale.

Il mio contributo come relatore

Nel caso di Victor Rențea, il mio ruolo fu importante soprattutto nella formulazione del tema e nel suo orientamento verso un terreno nel quale l’informatica fosse usata in modo strutturale, non decorativo. Il tema non proveniva da lui; fui io a cercare di collegare i suoi interessi tecnologici a un campo nuovo e difficile: la prevenzione medica e la promozione della salute.

Dovetti fargli recuperare e comprendere un dominio molto vasto: e-health, EHR, standardizzazione HL7, contesti di prevenzione, cambiamento del comportamento, modellazione dell’individuo e ruolo dei sistemi intelligenti. Egli possedeva fin dall’inizio un’eccellente preparazione informatica, ma la posta in gioco della tesi richiedeva più della tecnologia: richiedeva sintesi interdisciplinare e modellazione concettuale.

Credo che il mio contributo principale sia consistito proprio in questo tentativo di sintesi: costringerlo a uscire dal comfort puramente tecnologico e a costruire una visione coerente di un campo nel quale informatica, medicina, scienze comportamentali e perfino marketing finiscono inevitabilmente per incontrarsi. Più concretamente, lo spinsi a collegare ciò che conosceva molto bene — architetture software, modellazione e progettazione — ai temi che mi interessavano da tempo: l’EHR, il contesto dell’individuo, la prevenzione, il cambiamento comportamentale e l’uso di agenti software nei sistemi sanitari complessi. Senza questo orientamento, la tesi avrebbe potuto rimanere un esercizio tecnologico ben eseguito; grazie a esso, acquistò un significato più ampio di ricerca interdisciplinare.

Uno sguardo retrospettivo

Considerata retrospettivamente, la tesi di Victor Rențea è una delle più ambiziose tra quelle che ho seguito in quest’area. Cerca di fare simultaneamente più cose: modellare la prevenzione, definirne i dati e l’ontologia, estendere l’EHR, costruire un sistema multi-agente e sperimentarne gli effetti sul cambiamento comportamentale.

Naturalmente, una simile ambizione comporta anche dei costi. Non tutte le parti della tesi raggiungono lo stesso livello di maturità. Alcune componenti, come il modello virtuale dell’individuo o la valutazione del rischio su dati parziali, avrebbero meritato uno sviluppo maggiore. Ma proprio l’ampiezza del tentativo rimane uno dei suoi meriti: Victor non si accontentò di un’applicazione puntuale, ma volle dare forma a un quadro generale.

L’esperimento realizzato mostrò un aumento medio del 58% del tempo quotidiano dedicato all’esercizio, ma confermò nello stesso tempo la grande difficoltà del cambiamento comportamentale: quasi la metà dei partecipanti rimase nello stesso stadio del cambiamento. Proprio questa combinazione tra risultato positivo e resistenza al cambiamento mi sembra una delle conclusioni più credibili della tesi.

Se dovessi riassumere la posta in gioco specifica della tesi in una sola formula, direi che Victor cercò di unire quattro elementi che di solito rimangono separati: medicina preventiva, modellazione concettuale dei dati rilevanti, infrastruttura EHR e un’architettura software intelligente basata su agenti. Questa ambizione spiega le disomogeneità del lavoro, ma gli conferisce anche il suo valore reale. Non abbiamo davanti una semplice applicazione, ma il tentativo di formulare un quadro generale per una prevenzione assistita dal computer, personalizzata e integrata in un ecosistema medico più ampio.

Dopo il dottorato

Dopo il dottorato, Victor si dedicò proprio alle tecnologie e ai temi che, in una certa misura, aveva già incontrato nei miei corsi: J2EE, design pattern, architetture software e, più tardi, una gamma ancora più ampia di argomenti legati alla progettazione pulita dei sistemi, ai microservizi, agli eventi, a Spring e al codice assistito dall’IA.

Oggi è un trainer molto visibile, dotato di una forte personalità e presente in molti ambienti professionali. Questo percorso conferma retrospettivamente ciò che era già evidente fin dall’inizio: Victor era ben preparato, curioso e capace di assimilare rapidamente nuove tecnologie e paradigmi. Il suo dottorato forse non condusse a una vera carriera accademica, ma rappresentò senza dubbio una tappa importante della sua formazione intellettuale e professionale.


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