Luca Dan Șerbănați all'esame di maturità, 1961
Luca Dan Șerbănați nei primi anni Settanta
Luca Dan Șerbănați all'ultima lezione del quinto anno, aprile 1989

Luca Dan Șerbănați

Professore emerito alla Politehnica di Bucarest

Ricerca, insegnamento, industria e memorie

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Luca Dan Șerbănați a Venezia, 1990
Luca Dan Șerbănați a New York, 2005
Luca Dan Șerbănați

Perché questa proposta fu importante

In quel periodo diventava sempre più evidente che i tradizionali sistemi informativi sanitari non rispondevano più adeguatamente alle esigenze di un’assistenza integrata, svolta da gruppi multidisciplinari e distribuita lungo l’intero continuum della malattia. I sistemi esistenti erano troppo orientati verso brevi episodi di assistenza acuta, troppo dipendenti dalla logica istituzionale locale e troppo poco capaci di sostenere una collaborazione reale tra attori, organizzazioni e paziente.

R2V2R fu il mio tentativo di rispondere a questo problema mediante una nuova visione architetturale: un’integrazione senza soluzione di continuità tra il mondo reale dell’assistenza e un mondo virtuale capace non soltanto di rifletterlo, ma anche di sostenerlo attivamente e di influenzare a sua volta i processi reali.

L’idea centrale: due mondi strettamente collegati

L’idea di fondo del progetto era che, nella sanità, fosse necessario concepire simultaneamente due mondi: uno reale, composto da pazienti, professionisti, organizzazioni, regole, dispositivi e processi assistenziali, e uno virtuale, capace di rappresentare tali entità e le loro relazioni in forma computabile.

Era tuttavia essenziale che la relazione non fosse unidirezionale. Non si trattava soltanto di digitalizzare passivamente il reale, ma di creare un circuito doppio: il reale si riflette nel virtuale e il virtuale, una volta divenuto sufficientemente ricco e attivo, può influenzare nuovamente il mondo reale mediante raccomandazioni, riorganizzazione e nuove forme di cooperazione.

Virtual Healthcare Record

All’interno di questa visione comparve esplicitamente il concetto di Virtual Healthcare Record (VHR). Non lo concepii come un semplice deposito di documenti clinici, ma come un’entità attiva, longitudinale e praticamente “quasi centralizzata”, capace di rappresentare in modo coerente lo stato di salute attuale, la storia clinica e i processi assistenziali in corso del cittadino.

Nella forma delineata in R2V2R, il VHR era già qualcosa di più di un EHR tradizionale: distribuito, reattivo, concorrente, ma anche proattivo, orientato agli obiettivi e dotato di continuità d’identità nel tempo. Doveva diventare il nucleo informativo della collaborazione tra gli stakeholder.

➡️ Vedi anche: Virtual Healthcare Record

Digital Healthcare Ecosystem

Sempre in R2V2R formulai per la prima volta, in una forma riconoscibile, l’idea di Digital Healthcare Ecosystem. Utilizzai il paradigma degli ecosistemi digitali per descrivere un ambiente distribuito e auto-organizzato nel quale fornitori di servizi sanitari, organizzazioni, utenti dell’assistenza e applicazioni software potessero cooperare in un quadro comune.

In questo mondo virtuale, gli stakeholder sono rappresentati mediante avatar, accanto ai quali esistono altre entità digitali: applicazioni cliniche, dispositivi medici, servizi, organizzazioni, regole, modelli di business e vincoli istituzionali. Questa immagine costituirà in seguito la base della pagina e del concetto di Digital Healthcare Ecosystem.

➡️ Vedi anche: Digital Healthcare Ecosystem

Gli avatar e la prefigurazione del digital twin

Un elemento molto importante della proposta era l’idea che gli attori reali del sistema sanitario dovessero avere corrispondenti digitali. In particolare, il paziente, i medici e le organizzazioni dovevano essere rappresentati nel mondo virtuale mediante entità capaci di interagire, comunicare e perseguire obiettivi compatibili con quelli dei rispettivi omologhi reali.

Visto retrospettivamente, questo avvicina R2V2R a ciò che oggi chiamiamo più naturalmente digital twin. Nel caso della sanità, la mia attenzione si concentrava soprattutto sulla costruzione di una rappresentazione digitale utile dello stato del paziente e sul suo collegamento continuo con le osservazioni e gli eventi clinici del mondo reale.

Agentificazione e adattamento

La proposta non si fermava a una semplice modellazione concettuale. Uno degli obiettivi espliciti del progetto era l’agentification of the digital health ecosystems, ossia la trasformazione delle entità e dei ruoli significativi dell’ecosistema in agenti capaci di cooperare, adattarsi ed evolvere.

In questo modo, R2V2R apriva la strada alle architetture multi-agente sviluppate successivamente e ai meccanismi adattivi ispirati alla biomimetica, che esplorai nei lavori seguenti.

Ontologie, interoperabilità e continuità assistenziale

Un altro punto importante del progetto era l’insistenza sull’interoperabilità semantica e organizzativa. Non era sufficiente la sola interconnessione tecnica delle applicazioni; i messaggi e i flussi di attività dovevano veicolare significati sufficienti per poter essere interpretati correttamente da sistemi e attori differenti.

Per questo motivo, la proposta poneva l’accento anche sulle ontologie di dominio e di processo, capaci di sostenere l’interoperabilità in un ambiente clinico distribuito e in continuo cambiamento.

Il posto di R2V2R nelle mie ricerche

Visto retrospettivamente, R2V2R è molto più di una proposta di progetto non accolta. È il testo nel quale si vedono per la prima volta riunite le principali componenti di una linea di ricerca che continuai poi in forme sempre più articolate: Virtual Healthcare Record, ecosistema digitale della salute, avatar, rappresentazione digitale dello stato di salute, agentificazione e, infine, la nozione di Health Digital State e l’infrastruttura Smart EHR.

Testi collegati a questa proposta


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