Il tirocinio a Reșița
Il tirocinio estivo svolto a Reșița dopo il terzo anno non mi ha lasciato molti ricordi tecnici, ma ha conservato per me l’atmosfera di un’estate universitaria: il convitto nella scuola professionale degli stabilimenti, i compagni, le serate con la chitarra e le uscite a Secu e a Văliug.
Arrivo a Reșița e tirocinio
Il tirocinio ebbe luogo nell’estate del 1964, dopo il terzo anno di università. Dell’attività vera e propria nello stabilimento non mi è rimasto molto di preciso. Come accadeva in tanti tirocini universitari di quegli anni, eravamo più spettatori tollerati che un aiuto reale. Dovevamo presentarci ogni giorno nel reparto a cui eravamo stati assegnati, osservare, prendere appunti, compilare coscienziosamente i quaderni di tirocinio e, alla fine, sostenere il colloquio.
Mi è rimasta invece molto viva l’impressione del viaggio e del luogo. Partii da solo, con i documenti di viaggio ricevuti dal BTT. Il viaggio in treno fu lungo e faticoso, ma aveva qualcosa dell’emozione di un primo vero distacco dalla vita abituale. Arrivato a Reșița, avevo l’indirizzo della scuola professionale per apprendisti dove saremmo stati alloggiati. Massiccio e austero, l’edificio apparteneva al mondo industriale della città e annunciava fin dall’inizio il tono di quell’estate.
Reșița ci appariva anzitutto come una città dominata dagli stabilimenti. Il fumo, il rumore, la disciplina dell’orario e la severità del paesaggio industriale le conferivano un’identità molto forte. Per il contesto storico della città, degli stabilimenti, della scuola professionale e delle opere idrotecniche della zona, vedi anche la pagina separata Reșița: la città, gli stabilimenti e i dintorni.
La vita nel convitto
Alloggiavamo nell’edificio della scuola professionale. I lunghi corridoi, alcune aule trasformate provvisoriamente in dormitori e l’intera atmosfera del convitto industriale conservavano qualcosa della disciplina per cui erano stati concepiti. Un’aula fu riservata alle ragazze; noi ragazzi ci dividemmo fra altre due. La scelta del letto diventò fin dal primo giorno una piccola decisione importante: ciascuno voleva restare vicino agli amici, e un intero mese di convivenza dava d’un tratto peso a questi particolari.
Mangiavamo alla mensa dello stabilimento; il cibo era commestibile, ma non eccezionale. Il centro di Reșița non era lontano dal convitto, così la sera potevamo uscire a passeggiare. Nei fine settimana cercavamo di organizzare escursioni per conoscere i dintorni; se pioveva, restavamo in città a giocare a carte oppure andavamo nel vicino ristorante con giardino. Vi suonava una piccola orchestra e si poteva ballare, naturalmente con le poche colleghe, molto richieste come compagne di danza.
Le serate studentesche
La nostra vera vita studentesca cominciava però la sera. Dopo gli spostamenti, gli scherzi e la stanchezza della giornata, arrivavano le canzoni. Cristi G. prendeva la chitarra e, nel dormitorio o in corridoio, nascevano piccoli concerti improvvisati, con canzoni studentesche e goliardiche cantate con molto più entusiasmo che talento. In quelle serate scorrevano anche la birra e il cognac Milcov, che allora ci sembrava quasi indispensabile al buonumore. Alcune canzoni erano allegre e ingenue, altre assurde o di umorismo grossolano, altre ancora lievemente oscene; tutte, però, appartenevano all’atmosfera di quelle sere. Tre mi sono rimaste in mente. Non ne garantisco l’autenticità — la mia memoria non è infallibile — e non so neppure se siano protette da copyright.
Le canzoni di quelle serate (testi originali in romeno)
Le riproduco nella forma in cui la memoria le ha conservate, come documenti d’epoca e frammenti sonori della vita studentesca.
Benbismorris
Numai șmecheri și golani de mâna-ntâi.
Fetele nu le rezistă
La privirea ce insistă,
Pleacă ochii și rămân cu ei așa.
Refren
Ole, ole, ole, ole,
Ole, ole, ole, ole,
Pleacă ochii și rămân cu ei așa.
Și-au ajuns ei prin Africa Centrală,
Printre bambuși, palmieri și cocotieri.
Tabăra și-o instalară
Și-au pornit în mare grabă,
Împreună să vâneze câțiva lei.
Refren
Ole, ole, ole, ole,
Ole, ole, ole, ole,
Împreună să vâneze câțiva lei.
Negrii cei cu buzele lățite,
Auzind împușcături, s-au speriat
Și-n tam-tamuri, plini de groază,
Au venit și ei să vază
Cine liniștea pădurii-a tulburat.
Refren
Ole, ole, ole, ole,
Ole, ole, ole, ole,
Cine liniștea pădurii-a tulburat.
Ce te faci cu un pistol la mii de negri?
Mintea luminoasă i-a povățuit:
„Fuga este rușinoasă,
dar e foarte sănătoasă”,
Ca atare, Benbismorris s-a ușchit.
Sir Don Alfons de Brabanel
Că la Grenada-ntr-un castel
Domnea pe-ntinsele lagune
Sir Don Alfons de Brabanel.
Crescut în cutele mătăsii,
El îi privea pe toți de sus,
Căci era dat în ... paza măsii,
Care-l iubea c-un dor nespus.
Bronhilda, castelană tristă,
Cu corpul tras ca prin inel,
Avea doi ochi și-avea o... piele
Ce-l fermecau pe Brabanel.
Adesea, ascuns printre tufișe,
Îmbrăcat în haina-i de opal,
Când ea venea ca să se... plimbe,
El îi cânta un madrigal.
Deodată vin dușmanii droaie
Să pună mâna pe castel,
Dădeau la cap, dădeau la... coa-ste,
Pân’ l-au ucis pe Brabanel.
Trei cowboi
Treceau voioși prin Texas,
Fiindcă șeriful nu i-a prins,
Șeriful din Arkansas.
Refren 1
Frumoasă-i viața de cowboi,
Când mergi mereu călare,
Puțini în lume sunt ca noi,
Puțini în lumea mare.
Încinși de drum, cei trei cowboi
La un ranch se opriră,
Se deteră din șele jos,
Cu whisky se cinstiră.
Refren 1
Frumoasă-i viața de cowboi,
Când mergi mereu călare,
Puțini în lume sunt ca noi,
Puțini în lumea mare.
Cowboii noștri, dintr-un fleac,
Se luară la bătaie,
Se tăvăliră pe podea
Și pumni își dau o ploaie.
Refren 2
Frumoasă-i viața de cowboi,
Când iese cu bătaie,
Și păruiala e în toi,
Și oasele se-nmoaie.
Ai dat un pumn, dar ce folos,
Că ți-ai găsit beleaua,
O sticlă-n cap, și te-a dat jos,
Și ochiu-i cât sarmaua.
Refren 2
Frumoasă-i viața de cowboi,
Când iese cu bătaie,
Și păruiala e în toi,
Și oasele se-nmoaie.
A doua zi, cei trei cowboi
În iarbă se treziră,
Se scuturară de noroi
Și iar la drum porniră.
Refren final
Frumoasă-i viața de cowboi,
Când mergi mereu călare,
Puțini în lume sunt ca noi,
Puțini în lumea mare,
Puțini în lumea mare...
Non ero affatto abituato a bere. Non soltanto mi ubriacavo facilmente, ma una di quelle sere stetti così male che vomitai. Fu una lezione pratica, più memorabile di quelle dello stabilimento: da allora, il cognac rimase per me inseparabile da quella nausea indimenticabile. Ancora oggi non riesco a berlo senza provare la stessa repulsione.
Secu e Văliug
Delle nostre uscite a Secu e a Văliug non conservo quasi nulla di preciso, soltanto l’atmosfera. A quell’età non avevo ancora il riflesso di fissare le cose nella memoria, come se avessi saputo che, decenni dopo, avrei cercato di richiamarle. Vivevo semplicemente il momento. Per questo sono rimasti più gli stati d’animo che gli avvenimenti.
A Secu andammo a piedi, perché la distanza da Reșița era breve; a Văliug, invece, andavamo in autobus. L’ordine delle escursioni, le parole scambiate lungo la strada e i piccoli episodi si sono cancellati. Ricordo però molto bene il contrasto. Reșița era per noi la città degli stabilimenti, del tirocinio e della disciplina imposta dall’orario. Proprio per questo, le uscite verso i laghi avevano qualcosa di liberatorio. Bastava lasciare la città e avvicinarsi al bosco, all’acqua e alla montagna perché l’atmosfera cambiasse.
Non ricordo se a Văliug ci fermammo più a lungo che a Secu, né che cosa facemmo esattamente. Probabilmente camminavamo, parlavamo, scherzavamo o semplicemente restavamo a guardare l’acqua. Ma proprio questa semplicità rende ancora piacevole il ricordo. Per qualche ora, il tirocinio perdeva il suo carattere obbligatorio e assumeva qualcosa dell’aria di una vacanza. Per questo Secu e Văliug sono rimasti legati, nella mia memoria, a quell’estate di Reșița: non come escursioni segnate da avvenimenti spettacolari, ma come momenti di distensione, di luce e di respiro.
Galleria
Il luogo del tirocinio
Il lago Secu
Il lago Văliug
Episodi
- Renate — un incontro iniziato a un concerto alla Sala Palatului e proseguito durante il tirocinio a Reșița, con l’escursione sul Semenic.
È possibile che altre fotografie o nuove associazioni della memoria riportino alla luce altri frammenti di quell’estate.





