I primi ricordi
Della mia primissima infanzia ricordo ben poco. Sono rimaste soltanto alcune immagini isolate, come staccate da un vecchio film, nel quale non so più sempre distinguere ciò che vidi davvero da ciò che mi fu raccontato più tardi. Alcune, tuttavia, conservano una chiarezza sorprendente, come se il tempo le avesse protette dall’oblio.
In quegli anni, il mio mondo era anzitutto la casa. Non una casa intesa come spazio architettonico, ma come insieme di stanze, odori, voci e brevi percorsi ripetuti tra i luoghi in cui si lavorava, si cucinava, si ricevevano ospiti e si sorvegliava un bambino. Al centro di questo mondo c’era Mama Linica, mia nonna, che portava sulle proprie spalle quasi tutto ciò che riguardava la vita quotidiana della famiglia.
Il Natale con l’albero gigantesco
La prima immagine nitida è quella di un Natale, quando avevo due anni e mezzo. Probabilmente fu il primo Natale celebrato con una certa solennità dopo la guerra, per quanto ciò fosse possibile in quegli anni inquieti. Le vere sciagure dovevano ancora arrivare, ma per un istante la casa sembrò riempirsi di luce.
Nella grande stanza della bisnonna Lina era stato sistemato un albero enorme, che arrivava quasi al soffitto, alto più di quattro metri. Per il bambino che ero, quell’albero doveva avere le dimensioni di una foresta verticale. In cima c’era un ornamento speciale, appuntito come una freccia dorata, dal quale spuntava un ciuffo di fili d’argento. Ai lati della freccia erano appese due campanelle, anch’esse dorate, lavorate in rilievo per riflettere meglio la luce. Quando venivano sfiorate, producevano piccoli rintocchi fragili, quasi gemiti metallici, che ho conservato nella memoria più di molti avvenimenti importanti venuti dopo.
Conservai per anni quella cima dell’albero. La portai con me in tutte le case in cui abitai, anche dopo aver smesso di fare l’albero di Natale. Era uno di quegli oggetti piccoli che, pur senza avere un grande valore materiale, finiscono per concentrare in sé un intero mondo scomparso: la casa della bisnonna, la grande stanza, la famiglia riunita, l’odore dell’abete e l’emozione del bambino che aspettava di vedere che cosa sarebbe accaduto.
Sotto l’albero, i miei avevano raccolto regali per tutti quelli della casa e per gli invitati: parenti, amici di famiglia e alcuni bambini del cortile. Mio padre si era travestito da Babbo Natale e distribuiva i doni soltanto dopo averci fatto recitare ciò che avevamo preparato per la festa. Non ricordo più che cosa dissi allora, se riuscii ad arrivare fino in fondo o se mi confusi. Ricordo soltanto la solennità del momento, il miscuglio di paura e gioia e la sensazione che tutto fosse stato preparato apposta per noi bambini.
Mama Linica e la cucina estiva
Un altro ricordo nitido è legato a mia nonna, Mama Linica. Nei primi anni dell’infanzia ero quasi interamente affidato a lei fino al ritorno di mia madre dal lavoro. La nonna doveva occuparsi di me, assistere sua madre, la bisnonna Lina, tenere in ordine la casa e preparare il cibo per tutti. Per fare tutto questo percorreva continuamente il tratto tra la casa e la cucina estiva, dove si trovava la stufa.
Quella stufa mi è rimasta nella memoria come un oggetto massiccio, quasi monumentale: una specie di grande tavolo di ghisa, con piastre di diverse dimensioni coperte da pesanti coperchi. La parte inferiore aveva due scomparti. In uno bruciava la legna, spaccata da Alexandru, l’uomo di fiducia della nonna, e accatastata nel deposito accanto alla cucina. L’altro scomparto era il forno, con una porta pesante mantenuta chiusa da una molla. Lì si cuocevano i cozonac e si rosolava l’arrosto d’agnello a Pasqua e a Natale.
Gli ospiti del mattino
La cucina estiva non era soltanto il luogo in cui si cucinava. Era anche una sorta di piccolo salotto mattutino. C’era un letto di ferro con un materasso alto, sul quale si sedevano gli ospiti che arrivavano presto dalla nonna. Di solito erano i suoi fratelli, venuti a trovare la loro madre, Lina, a sapere le ultime notizie e a scambiare qualche parola con la nonna. Lei li ascoltava pazientemente mentre continuava a lavorare alla stufa, sollevava i coperchi di ghisa, rigirava le polpette o sorvegliava l’arrosto. Io stavo seduto sul letto, accanto agli ospiti, ascoltando a bocca aperta ciò che dicevano, senza capire tutto, ma percependo che lì, tra vapore, odori e voci, stava accadendo qualcosa di importante.
Quando le polpette o l’arrosto erano pronti, la nonna invitava gli ospiti ad assaggiare il cibo ancora caldo. I pezzi venivano infilzati con la forchetta e chi li riceveva doveva soffiarci sopra finché non si raffreddavano. Altre volte, quando un simile Vorspeise non era possibile, la nonna serviva un cucchiaino di confettura su un piattino di porcellana e un caffè di ceci. Tutto questo apparteneva a un rituale domestico, modesto e generoso allo stesso tempo, che oggi mi appare come una delle forme più naturali dell’ospitalità di allora.
Il viaggio al Mercato Grande
Ricordo poi una mattina in cui la nonna doveva fare la spesa settimanale. Il suo mercato non era quello vicino a casa, ma il Mercato Grande, oggi chiamato Piazza dell’Unione. Per arrivarci bisognava percorrere una decina di fermate in tram. La nonna scendeva davanti al Tribunale, il Palazzo di Giustizia, attraversava l’ampia strada dove un tempo, prima che il fiume Dâmbovița fosse coperto dalla piattaforma tra il Ponte del Senato e il Ponte Șerban-Vodă, passava il Ponte dei Poveri, ed entrava tra i banchi sui quali i contadini o i produttori locali esponevano le loro merci. Per comprare la carne doveva entrare nella “hall,” un edificio immenso che dominava il centro dell’incrocio, luogo che da molto tempo costituiva uno dei nodi più importanti di Bucarest.
Dopo aver comprato tutto il necessario, la nonna tornava verso la fermata del tram con due borse enormi. Saliva con fatica, aiutata dai giovani che le stavano intorno. Sul tram trovava sempre un posto, per quanto fosse affollato, grazie a signori premurosi o a studenti diretti a scuola che le cedevano il posto. Alla fermata davanti a casa nostra scendeva sotto lo sguardo della bisnonna Lina, che la sorvegliava dalla finestra della sua stanza. Spesso teneva anche me lì, prigioniero accanto a lei, fino al ritorno della nonna.
A un certo punto, soprattutto quando il tempo era mite, la nonna cominciò a portarmi con sé a fare la spesa. Diceva che dovevo aiutarla a portare le borse. Era evidentemente un pretesto, perché io potevo trasportare ben poco. Probabilmente la bisnonna non stava bene e non poteva più sorvegliarmi. Fu così che conobbi questa avventura settimanale della nonna e per questo oggi posso raccontarla.
Un malessere e le diagnosi dell’infanzia
Forse, tuttavia, neppure queste uscite mi sarebbero rimaste tanto nitide nella memoria se un giorno non mi fossi sentito male proprio scendendo dal tram, davanti al Tribunale. Fui colto da una sensazione di svenimento accompagnata da una nausea terribile. Spaventata, la nonna mi fece sedere sui gradini del Tribunale, dove vomitai. Poco dopo mi ripresi e riuscii ad accompagnarla attraverso il mercato, ma la nonna mi teneva strettamente per mano e mi guardava con preoccupazione.
Seguirono naturalmente visite mediche e diagnosi di ogni genere. Il mio fegato fu il principale imputato. Si parlò allora di una “condizione pre-epatica,” formula medica inquietante ma piuttosto vaga, rimasta a lungo nel vocabolario della famiglia. Credo che questi episodi coincisero con la decisione della nonna di assumere un aiuto. In quegli anni difficili non era semplice trovare una persona affidabile che non se ne andasse da un giorno all’altro.
Accadde così che la nonna, rivolgendosi all’ufficio di collocamento, trovò Ileana, una donna russa emigrata in Romania dopo la guerra. Ma questa è già un’altra storia.
Dossier legati a questo periodo
Episodi
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Ileana la russa – dossier biografico
Storie successive alla mia nascita. -
Il mio quartiere
Ricordi del quartiere della mia infanzia.
Dossier che superano questo intervallo
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La bisnonna Lina – dossier biografico
Storie che coprono tutta la sua vita. -
Mama Linica – mia nonna
Storie che coprono tutta la sua vita. -
Nonna Maria – la madre di mio padre
Storie che coprono tutta la sua vita. -
I miei genitori – dossier biografico
Storie precedenti alla mia nascita. -
Draga – una vita incompiuta
Storie che coprono tutta la sua vita. -
Anca – mia zia in America
Storie che coprono tutta la sua vita. -
Radu Niculescu-Cociu – il fratello di mia nonna
Storie che coprono tutta la sua vita.





