Luca Dan Șerbănați all'esame di maturità, 1961
Luca Dan Șerbănați nei primi anni Settanta
Luca Dan Șerbănați all'ultima lezione del quinto anno, aprile 1989

Luca Dan Șerbănați

Professore emerito alla Politehnica di Bucarest

Ricerca, insegnamento, industria e memorie

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Luca Dan Șerbănați a Venezia, 1990
Luca Dan Șerbănați a New York, 2005
Luca Dan Șerbănați

L’arrivo a New York

Arrivai a New York il 29 ottobre 2005. Il motivo del viaggio era chiaro: il giorno seguente Anca avrebbe compiuto ottant’anni. Per me non era soltanto la cugina di primo grado di mia madre, ma la mia zia preferita, e io ero stato, a mia volta, il suo nipote preferito. Da molto tempo ci univa un legame affettivo particolare, conservato attraverso gli anni, i paesi e le separazioni.

Come al solito, alloggiai da Anca e Tibi, nel loro appartamento di Manhattan. Dormii nella seconda camera da letto, quella che un tempo era stata di zia Ițu, la madre di Anca e sorella di mia nonna. Era uno di quei dettagli che impedivano alla loro casa di sembrarmi estranea. Nel cuore di New York, quella stanza custodiva una continuità familiare.

Un compleanno sopra la città

Il 30 ottobre Tibi organizzò la festa di compleanno al Rockefeller Center, in un ristorante situato all’ultimo piano. Il panorama su New York era impressionante. La città si stendeva attorno a noi, luminosa e fitta, mentre all’interno si erano riuniti circa quindici invitati.

Molti appartenevano alla cerchia di Bebi, la sorella di Tibi. Io ero l’invitato speciale e sedevo al tavolo principale, accanto ad Anca. Non era il luogo in sé a contare di più, per quanto spettacolare, ma il fatto che quella festa segnasse gli ottant’anni di una persona che, fin dalla mia giovinezza, era stata per me un punto di sostegno e di continuità.

La festa continua in famiglia

Il giorno seguente la festa continuò a casa di Dragoș, nipote di Anca da parte del fratello maggiore. Dragoș era sposato con Kathy, che dirigeva un’agenzia di promozione degli artisti lirici. Se la serata al Rockefeller Center aveva avuto qualcosa di solenne, l’incontro in casa era più intimo e caloroso, raccolto naturalmente attorno alla tavola.

Nelle fotografie si vede questo cambiamento d’atmosfera: Kathy che tiene Anca per il braccio, la famiglia riunita, la torta e poi Tibi che si congratula con lei. Era lo stesso compleanno, ma in una tonalità diversa: meno cerimoniale e più familiare.

Un altro giorno ci incontrammo in un ristorante del centro con Kathy, Bebi e Susi, la figlia di Bebi. Nella fotografia compaiono le tre donne; io ero, naturalmente, dall’altra parte della macchina fotografica.

Nella casa di Anca e Tibi

Il loro appartamento aveva per me una familiarità che non derivava soltanto dalle visite ripetute. Il salone, la camera di Anca, la mia stanza e la vista su Manhattan formavano uno spazio nel quale si incontravano diversi tempi della famiglia. Nella stanza in cui dormivo aveva vissuto zia Ițu. Dalla finestra del salone si vedeva una New York densa e verticale, attraversata da strade e tetti.

Metropolitan Museum

Dopo il compleanno girai da solo per New York. Non era il mio primo incontro né con la città né con il Metropolitan Museum. Proprio per questo la passeggiata non aveva il ritmo frettoloso di un turista deciso a spuntare una lista di luoghi. Mi fermai dove qualcosa attirava la mia attenzione e fotografai senza un programma prestabilito.

Al Metropolitan Museum mi colpirono lo spazio delle gallerie e alcune opere che fotografai: il drammatico gruppo Ugolino e i suoi figli di Jean-Baptiste Carpeaux, Uccello nello spazio di Brâncuși, un dipinto di Modigliani e L’eterna primavera di Rodin. Nella fotografia di quest’ultima compare sullo sfondo La nascita di Venere di Alexandre Cabanel, un dialogo casuale ma assai felice tra scultura e pittura.

Da solo attraverso Central Park

Central Park era nel pieno dell’autunno. Camminai da solo, senza fretta, tra alberi, rocce e riflessi sull’acqua. Nelle fotografie la città appare talvolta vicina, talvolta soltanto suggerita tra i rami o al di là del lago. Non era una fuga da New York, ma una delle sue forme più riconoscibili: la natura conservata all’interno di una metropoli che non smette mai di far sentire la propria presenza.

La città ritrovata

Trascorsi i giorni restanti girando da solo. Fifth Avenue, Times Square, Lincoln Center e Columbus Circle erano luoghi già conosciuti, ma una città come New York non si esaurisce in una sola visita. Ogni volta cambia ritmo, luce e volto.

A Columbus Circle entrai in The Shops e fotografai sia lo spazio visto attraverso la facciata di vetro, sia una delle sculture di Fernando Botero. Tra il compleanno di Anca e queste passeggiate solitarie, il viaggio assunse così due registri: uno familiare, caldo e vicino, e l’altro urbano, nel quale ritrovavo New York seguendo il mio ritmo.

Rivisto dopo molti anni, questo viaggio non rimane nella mia memoria attraverso un solo luogo. Rimane attraverso Anca a ottant’anni, Tibi accanto a lei, Bebi e gli altri membri della famiglia, la stanza di zia Ițu e la città vista dalla finestra del salone. New York fu lo sfondo, ma il vero centro del viaggio fu la famiglia.