Luca Dan Șerbănați all'esame di maturità, 1961
Luca Dan Șerbănați nei primi anni Settanta
Luca Dan Șerbănați all'ultima lezione del quinto anno, aprile 1989

Luca Dan Șerbănați

Professore emerito alla Politehnica di Bucarest

Ricerca, insegnamento, industria e memorie

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Luca Dan Șerbănați a Venezia, 1990
Luca Dan Șerbănați a New York, 2005
Luca Dan Șerbănați

Il motivo del viaggio

Nel febbraio 2013 trascorsi alcuni giorni a Barcellona per partecipare a HEALTHINF 2013, la sesta Conferenza internazionale di informatica sanitaria. Non partivo soltanto per aggiungere un’altra conferenza all’elenco dei miei impegni professionali. Tenevo molto al lavoro che stavo per presentare, Paradigm Shifts in Health Informatics.

Il viaggio fu reso possibile dal sostegno di un progetto coordinato dalla professoressa Adina Florea, allora decana della Facoltà di Automatica e Informatica del Politecnico di Bucarest. Quasi vent’anni prima era stata una delle mie studentesse più brillanti. Io insegnavo alla Facoltà di Ingegneria in Lingue Straniere, ma non disponevo di un progetto mio con cui finanziare la trasferta. Senza questo aiuto, probabilmente non sarei arrivato a Barcellona per presentare il mio lavoro.

Un lavoro di sintesi

L’articolo non descriveva un singolo progetto, né era soltanto il risultato di una ricerca recente. Cercava di osservare da una certa distanza ciò che avevo studiato ed elaborato in oltre quindici anni di attività nell’informatica sanitaria, svolta in gran parte in Italia.

L’idea centrale era che gli sviluppi importanti di un settore possano essere compresi come cambiamenti di paradigma. Un paradigma non è soltanto una nuova tecnologia, ma un modo diverso di guardare la realtà, organizzare le attività e concepire i sistemi che le sostengono. Inoltre, i paradigmi possono trasferire conoscenza da un campo all’altro: dalla modellazione d’impresa e dall’ingegneria del software verso la sanità, ma anche dalla pratica medica verso l’informatica.

Questo distacco da un campo già studiato e, in larga misura, compreso mi sembra essenziale per ogni ricercatore. Soltanto così, uscendo dall’interno di una white box e contemplando il campo come una black box, possiamo cogliere due aspetti fondamentali della ricerca: l’influenza dell’ambiente sul campo studiato e le sue somiglianze con i campi vicini.

Il lavoro riprendeva idee formulate già durante le mie ricerche nell’ingegneria del software. Il metamodello aziendale presentato nel mio libro del 1992, basato su attività, agenti, oggetti, strumenti e regole, poteva essere utilizzato anche per comprendere i processi medici. Nella parte finale comparivano i sistemi multiagente, gli avatar digitali, il modello R2V2R — Real to Virtual to Real — e l’ecosistema digitale della salute. Guardato retrospettivamente, l’articolo cercava di cogliere la trasformazione che avremmo chiamato sempre più spesso digitalizzazione.

HEALTHINF 2013, Barcellona, 11–14 febbraio 2013.
Luca Dan Serbanati e Serban Radu, Paradigm Shifts in Health Informatics, Proceedings of HEALTHINF 2013, pp. 256–262.
La pagina dedicata al lavoro nella sezione Ricerca

L’hotel e le prime immagini della città

Alloggiai all’Hotel Barceló Sants, costruito proprio sopra la grande stazione ferroviaria Barcelona Sants. L’arredamento interno, dalle linee semplici e con accenti ispirati a una stazione orbitale, era insolito. Dalla finestra della camera godevo di un’ampia vista sui quartieri della città: la mia prima immagine di Barcellona prima di avventurarmi per le sue strade.

Una cena insolita a La Paradeta

Vicino all’hotel scoprii La Paradeta Sants, un ristorante davvero particolare. Non assomigliava a un locale tradizionale, ma piuttosto a una pescheria, dove pesci e frutti di mare erano esposti su un letto di ghiaccio: gamberi, scampi, molluschi, calamari, seppie e varie specie di pesce.

I clienti sceglievano personalmente i prodotti al banco e indicavano come desideravano che fossero preparati. L’ordine veniva trasmesso alla cucina e, quando il cibo era pronto, venivano chiamati a ritirarlo. La semplicità della sala contrastava con l’abbondanza del banco e con la freschezza dei piatti.

Mangiai in un ambiente modesto, senza il cerimoniale di un ristorante elegante, ma proprio l’unione di pescheria, self-service e cucina di mare rendeva memorabile l’esperienza. Quando uscii, davanti all’ingresso si era già formata una fila.

Per Barcellona

La conferenza e la preparazione della presentazione occupavano una parte importante delle giornate, ma utilizzai quasi ogni intervallo libero per vedere la città. Non fu un viaggio pianificato con calma, bensì una successione di uscite tra le attività della conferenza, nelle quali cercavo di sfruttare ogni ora rimasta.

Attraversai zone molto diverse: viali moderni, la passeggiata dall’Arc de Triomf, il Parc de la Ciutadella e le strette vie del centro storico. La città cambiava rapidamente volto, dagli edifici contemporanei al fitto tessuto gotico della vecchia Barcellona.

La Rambla e La Boqueria

La Rambla offriva l’immagine più vivace e affollata della città. Da Plaça de Catalunya scesi verso il porto, tra chioschi, caffè, passanti ed edifici noti. Entrai nella Boqueria, dove i colori delle bancarelle trasformavano il mercato in un vero spettacolo.

Colombo e Port Vell

All’estremità meridionale della passeggiata raggiunsi il monumento a Cristoforo Colombo e, più oltre, Port Vell. La luce di febbraio scendeva sulle imbarcazioni, sulle palme e sugli edifici del porto. Verso sera, il percorso proseguì lungo Passeig de Colom fino alla scultura monumentale El Cap de Barcelona.

Pagine dedicate

A diversi luoghi ho dedicato pagine proprie, perché le fotografie e le esperienze legate a essi superavano lo spazio di un semplice episodio nell’itinerario generale.


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