Luca Dan Șerbănați

Professore emerito al Politecnico di Bucarest.

Vita, carriera e memorie.

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Luca Dan Șerbănați

Considerate nel loro insieme, queste tappe mostrano il modo in cui l'esperienza accumulata nell'università e nella ricerca è stata trasferita nell'industria. In tutti questi ruoli sono rimasto interessato agli stessi temi che mi avevano appassionato fin dal periodo della formazione: il rigore della progettazione, la chiarezza dell'architettura, l'adeguatezza della tecnologia al problema e la disciplina del processo di sviluppo.

Riferimenti generali

Le funzioni di management che ho esercitato nell'industria si sono svolte principalmente in Italia, in un periodo in cui la mia attività professionale si divideva tra progetti concreti, consulenza, formazione e, talvolta, la ripresa parziale dell'attività universitaria. Per questo alcuni intervalli si sovrappongono: non riflettono confusione, ma la pluralità dei ruoli assunti simultaneamente.

1991–2018

Consulente indipendente in informatica, Italia

1990–1991

Direttore tecnico – EUROTRONIC s.r.l.

1993–2000

Direttore tecnico – SOFOS s.r.l.

1995–1998

Direttore generale – CRESO S.p.A., Romania

2000–2001

Direttore tecnico – ASSIOMA S.p.A.

2001–2002

Training manager – Smarten S.p.A.

2001–2004

Direttore generale – H.T.G. s.n.c., Italia

Consulente indipendente in informatica (1989–1994)

I primi anni trascorsi in Italia furono, dal punto di vista professionale, anni di ricostruzione. In quel periodo lavorai come consulente indipendente, in un contesto nuovo, con altre tecnologie, altri stili di lavoro e altre esigenze del mercato. Fu una tappa in cui dovetti convertire rapidamente l'esperienza teorica e accademica in una pratica orientata a risultati immediati.

Questo periodo ebbe un'importanza decisiva per la mia evoluzione successiva. Mi obbligò a uscire dallo spazio relativamente protetto dell'università e a confrontarmi direttamente con i problemi concreti dei beneficiari: costi, scadenze, compatibilità, sistemi ereditati, gruppi eterogenei. Proprio questo confronto rafforzò la mia convinzione che l'ingegneria del software autentica non è un lusso teorico, ma una necessità pratica.

Direttore tecnico presso EUROTRONIC s.r.l. (1990–1991)

La prima posizione manageriale chiaramente definita in Italia fu quella di direttore tecnico presso EUROTRONIC. In una funzione di questo tipo, la responsabilità non riguarda più soltanto una componente tecnica isolata, ma l'insieme di una soluzione: l'orientamento del gruppo, le opzioni tecnologiche, il rapporto tra specifica e implementazione, così come il dialogo tra le esigenze commerciali e le possibilità reali del sistema.

Per me questa esperienza fu importante perché segnò il passaggio esplicito dal ruolo di specialista a quello di coordinatore tecnico. In posizioni di questo tipo si comincia a vedere il software da una prospettiva più ampia: non solo come programma, ma come prodotto, progetto e processo di collaborazione.

Direttore tecnico presso SOFOS s.r.l. (1993–2000)

Il periodo trascorso alla SOFOS ebbe una durata considerevole e rappresentò una delle tappe importanti della mia attività nell'industria. Come direttore tecnico, ebbi l'occasione di partecipare alla definizione e al coordinamento di soluzioni software in contesti diversi, consolidando così la dimensione applicativa della mia esperienza.

In ruoli di questo tipo, il lavoro vero e proprio supera di molto l'immagine semplificata di un "capo tecnico". Esso presuppone simultaneamente la comprensione del bisogno del cliente, la scelta di un'architettura adeguata, il controllo della coerenza tecnica dello sviluppo, la valutazione della fattibilità e, spesso, la formazione delle persone coinvolte nel progetto. Nel mio caso, questa funzione fu anche un luogo di sintesi tra il passato di ricercatore e il presente di professionista.

Direttore generale presso CRESO S.p.A., Romania (1995–1998)

La funzione di direttore generale presso CRESO portò un cambiamento di scala e di prospettiva. Se il direttore tecnico rimane ancorato soprattutto alla soluzione tecnologica, il direttore generale deve guardare l'istituzione o l'azienda nel suo insieme: orientamento strategico, organizzazione, relazioni esterne, priorità di sviluppo ed equilibrio tra risorse e obiettivi.

Per me questa tappa fu rilevante proprio perché estese la mia esperienza oltre il software in senso stretto. Qui la competenza tecnica doveva essere correlata a decisioni di management, a rappresentanza istituzionale e a una visione più ampia del modo in cui la tecnologia può sostenere un'organizzazione.

Direttore tecnico presso ASSIOMA S.p.A. (2000–2001)

Alla ASSIOMA tornai a un ruolo di direzione tecnica in una fase in cui i sistemi informativi diventavano sempre più distribuiti, più integrati e più dipendenti da una progettazione architetturale attenta. La funzione richiedeva sia esperienza tecnologica sia la capacità di orientare i gruppi verso soluzioni robuste e coerenti.

Questa posizione si inserisce naturalmente nel mio percorso professionale: dopo anni di ricerca, sviluppo e management, potevo affrontare i problemi non in modo puntuale, ma sistemico. Proprio questo approccio sistemico è rimasto una delle costanti della mia attività, indipendentemente dal fatto che lavorassi nell'università, nella ricerca o nell'industria.

Training manager presso Smarten S.p.A. (2001–2002)

La funzione di training manager presso Smarten mi si addiceva in modo particolare, perché collegava direttamente l'esperienza industriale alla mia vocazione didattica. Nell'ambiente delle aziende, la formazione non significa ripetere un corso universitario, ma adattare la conoscenza alle necessità di un progetto concreto, di una nuova tecnologia o di un gruppo che deve produrre rapidamente e bene.

In un ruolo simile, l'accento cade sul trasferimento di competenze: come spiegare con chiarezza, come strutturare la materia, come scegliere ciò che è essenziale per la pratica e come costruire un ponte tra concetti e implementazione. Fu, in un certo senso, la forma industriale di un'esperienza pedagogica che accumulavo da molto tempo nell'università.

Direttore generale presso H.T.G. s.n.c. (2001–2004)

La funzione di direttore generale presso H.T.G. concluse questa successione di responsabilità manageriali in una posizione che richiedeva simultaneamente visione organizzativa, comprensione tecnica e capacità di coordinamento. A questo livello, la decisione non riguarda più soltanto la corretta implementazione di una soluzione, ma anche l'orientamento generale dell'attività, il rapporto con i partner, la selezione delle priorità e il posizionamento dell'azienda.

Guardando retrospettivamente, ruoli di questo tipo rappresentarono per me non una deviazione dalla formazione iniziale, ma una sua conseguenza naturale. Chi pensa il software in modo ingegneristico arriva, prima o poi, a interessarsi non solo al programma in sé, ma anche all'organizzazione delle persone, dei processi e delle decisioni che lo rendono possibile.

Il significato di questi ruoli

Le funzioni di management esercitate nell'industria completarono in modo decisivo il mio profilo professionale. Mi obbligarono ad applicare in ambienti reali ciò che avevo pensato e insegnato a lungo sul piano teorico: disciplina di progettazione, modellazione, chiarezza concettuale, scelta metodologica e responsabilità per l'intero ciclo di vita di un sistema.

Se l'attività accademica mi offrì il quadro della riflessione e della formazione, e la ricerca quello della concettualizzazione e dell'esperimento, l'industria mi mise in contatto diretto con i vincoli e con la prova della realtà. Proprio questo incontro tra idea e pratica fu, credo, una delle linee di forza dell'intera mia carriera.

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